Ho visto un museo.
Un museo storico-artistico.
Uno di quelli che hanno una sede prestigiosa nella piazza principale di una ricca città di provincia nel centro dell’Italia.
Avevo visitato il sito internet prima di andare.
Che diamine! mi sembra il minimo.
Un sito onesto.
La media dei siti internet dei musei italiani è sconfortante (ma questo sarà un altro post).
Ma tornamo al museo della città di provincia.
Anzi al suo sito (per ora).
Il sito è uno specchio del museo reale.
Osservando il sito si può capire il museo, la sua impostazione, le opere ma anche il progetto museografico. Non è poco.
Ma è triste! Nessuna possibilità di interagire se non l’email (e vorrei vedere mancasse pure quella!).
Il museo: palazzo storico meraviglioso con sede nella piazza principale della città.
Il contenitore vale un museo.
Il museo è triste. L’allestimento appartiene a fasi diverse. Quello più vecchio ha una dignità storica tipica degli allestimenti museali storico-artistici italiani di derivazione crociana. La teoria è quella che ho sentito molte volte esplicitare da Antonio Paolucci (attuale direttore dei musei vaticani e già ministro dei beni culturali) che con la sua ironia e grande capacità di parlare in modo avvincente dice cose che suonano più o meno così:
“i musei non sono per tutti. La pretesa democratizzazione dei musei è una sciocchezza poiché le opere contenute alll’interno dei musei richiedono, per essere apprezzate e capite, un bagaglio culturale che è di pochissimi. Ci vogliono conoscenze di storia, storia dell’arte, iconografia, letteratura, etc, etc. Quindi è inutile aprire a tutti i musei. Anzi è deleterio per motivi legati alla conservazione delle opere” (le virgolette sono arbitrarie, si tratta di una citazione a memoria!)
Dunque il vecchio allestimento del nostro museo è così: elitario ma ha una certa eleganza.
Quello nuovo è patetico: prova a rinnovarsi ma il linguaggio e l’impostazione non si discostano dallo specialismo che appartiene alla quasi totalità dei musei storico-artistici italiani (in linea con l’elitarismo paolucciano di cui sopra).
Le schede sono noiose, i pannelli pure.
I riferimenti sono nozionistici.
Non riescono a interessare nessuno.
Le didascalie sono grandi rispetto alla media ma lo spazio è sfruttato per mettere il logo del museo e per la grafica e le informazioni che vi sono contenute sono le solite e, per giunta, scritte in piccolo (!).
Dimenticavo le opere.
Non mi sono piaciute.
Il nome museo? ovviamente non lo scrivo… ci lavoro insieme


Mh…il problema è che tu lavori con tutti, quindi non puoi parlare nè bene nè male di nessuno! Questo ora è un problema, perchè io sono molto curiosa di sapere di che museo si tratta, ma in realtà il tuo post è applicabile a talmente tanti musei in Italia …”c’era una volta un museo noioso”
Speriamo di riuscire a smontare questa impostazione e portare nei musei le scuole del Tufello con reciproca soddisfazione.
non posso commentare i musei toscani… ma come dici giustamente tu molti dei musei italiani possono riconoscersi nel mio post.
Sta a noi che lavoriamo con passione in questo settore a provare a cambiare qualcosa…